Il Covid_19 e la montagna.

Questo è un articolo scritto per il quotidiano L’Inchiesta in cui affronto il tema dell’emergenza legata alla pandemia di Coronavirus (Covid_19) vissuta in un paese di montagna come Viticuso.
Sotto l’immagine il testo e le foto originali. Buona lettura!

Fin dove arrivano la pandemia e i suoi effetti? Circa il 70% dei comuni italiani ha un numero di abitanti inferiore a 5000 unità ma fra questi molti sono piccoli paesini, spesso di montagna, sparsi sul territorio nazionale come fiori di campo. A una trentina di chilometri da Cassino c’è uno di questi gioielli montani, dove la bellezza non è affidata a stazioni sciistiche o attrazioni turistiche ma da quei ritmi lenti legati alla natura che alcuni di noi hanno conosciuto solo nei racconti dei nonni.Viticuso, con 310 abitanti, deve il suo nome al latino verticibus clausus: chiuso fra le vette, dove l’inverno ha battuto l’ultimo colpo di coda all’inizio di questo Aprile imbiancandolo con una leggera nevicata. Isolato da strade che serpeggiano fra le montagne è un luogo dove sembra impossibile che si possa parlare del Covid-19, eppure gli effetti del virus si fanno sentire forte sugli abitanti, turbati come tutti gli italiani da questa epidemia.Con una densità di 14 abitanti per Km quadrato le distanze di sicurezza imposte dal decreto sono niente perché qui la gente ha il DNA dei pastori guerrieri sanniti che sfidavano l’impero romano. Così, con fermezza aumentano addirittura le misure di prevenzione: la distanza non è quella del decreto, è raddoppiata o triplicata. Ci si saluta fra parenti e amici con uno sguardo, da lontano. Le mascherine, donate agli abitanti dall’azienda faunistico venatoria, risaltano su quelle figure solitarie che raramente attraversano un paese fantasma. Già normalmente silenzioso in inverno, ora è diventato spettrale. Qui le persone lottano per avere diritto all’informazione, perché le uniche cose che arrivano a Viticuso, oltre ai fuoristrada dei manutentori della centrale eolica, sono il postino e i furgoni di alimenti per le “botteghe”. I quotidiani a Viticuso non arrivano da un mese ed Edoardo, il sindaco, compra qualche giornale per i lettori incalliti portandolo ogni mattina da Cassino. I ristoranti chiusi di Antonino e Alduccio, mete gastronomiche per gli amanti della cucina di montagna da decenni, sanciscono la chiusura totale del paese al mondo esterno. Nella piazza deserta campeggia Amerigo, la guardia, che con divisa e mascherina controlla i “forestieri” e assicura il rispetto delle norme. Dietro di lui la bandiera nazionale è esposta come un velo sulla loggia del bar di Franco e Gabriella. Qui la gente è cresciuta con i prodotti del proprio orto: tutti hanno il campo di famiglia dove crescono le migliori patate, le verdure e gli ortaggi per uso familiare ma è tutto abbandonato. Il decreto non permette di andare ai campi a meno che non si è agricoltori professionisti, così una campagna coltivata da sempre, per la prima volta viene abbandonata. Nemmeno durante la guerra è stata trascurata, quando i tedeschi rubarono tutte le provviste della contrada Sant’Antonino dalla cantina “degl’Urs”.Per fortuna Antonio può andare dalle sue mucche che dopo la nevicata devono essere accudite e controllate, come tutti gli animali che accompagnano la gente di montagna nei lavori antichi, come il taglialegna o il pastore. La gente qui non aspetta di tornare a fare shopping al centro commerciale o di fare lo struscio sul corso, è solo ansiosa di tornare a lavorare l’orto, leggere il giornale e vivere la natura a loro cara che si è ribellata contro chi non ha saputo apprezzarla fino ad ora. Ma qui siamo a Viticuso, siamo in montagna.

Il parco eolico in lontananza.
Le montagne il 2 Aprile 2020, il giorno dopo l’ultima nevicata dell’anno.
La piazza di Viticuso deserta.
Amerigo con la mascherina.
Le mucche di Antonio sotto la nevicata.
La strada del parco eolico.
Un taglialegna.

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